Elenco blog personale

Cerca nel blog

Post più popolari

domenica 28 agosto 2011

povera Italia

Ho intitolato questo post ad una canzone del grande Battiato. Dalla mia esperienza, che credo abbia un valore oggettivo (i pazzi, come me, ed i bambini dicono sempre la verità), devo dire che oramai l'Italia è una paese con capi di Sodoma e popolo di Gomorra, come si esprimeva il profeta Isaia riguardo ad Israele, ed anzi anche peggio, visto che siamo fra i pagani, per cui stò con Boschiero e dico che alla fine della parabola ci stà il Re necessario. Se non ci fosse la Chiesa Cattolica che salva un pochino la situazione saremmo messi davvero molto male.
Buona domenica.

sabato 27 agosto 2011

le parole dimenticate di Gesù

Mi voglio soffermare un attimo sulla santa povertà. Il "Beati i poveri" e "sarà più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli" sono fra le parole più dimenticate di Gesù. Ora fratelli vi dico per certo che sette come i Tdg, almeno i loro capi, e tanti capi e principi di questo mondo su cui gravano forti sospetti di affiliazione alla massoneria, che in pubblico danno sfoggio di grande apertura mentale presentandosi addirittura come modelli del gregge, hanno nel 90% dei casi conseguito il loro successo direttamente o indirettamente in virtù, si fa per dire, di patti col diavolo.
Capisco fratelli che siamo tutti peccatori e ci troviamo tutti con l'acqua alla gola, soprattutto in questo periodo, ma se cercassimo di risanare la nostra vita e quella delle nostre famiglie dallo spirito del mondo, riscoprendo ad esempio un autentico francescanesimo fatto di gioia nella povertà, senza dubbio, salveremmo la nostra salute, la nostra anima e forse anche il nostro patrimonio. Cari fratelli il mondo ha per padre il demonio; anche io leggo tanti libri di tutti  i generi, ma l'acquisto della sapienza mi ha confermato che i santi non scherzavano quando dicevano che il demonio è padre di questo mondo e dei mondani. Dobbiamo odiare il peccato e amare i peccatori, perchè più o meno lo siamo tutti, ma imitiamo i santi per quanto possibile, perchè ho paura che se non ci teniamo ben saldamenti uniti a Dio ed alla Chiesa le nostre barchette potrebbero perdersi nei flutti del secolo e per quanto si parli di emancipazione, progresso, civiltà, temo che quanto molti di quelli che si mettono in vista facciano nel segreto sia vergognoso anche a parlarne. La nostra tradizione dice ad esempio con il Beato Giovanni Dominici "Beati quelli che sono sempre nel timore". Ciò non significa che non dobbiamo fare la nostra parte in questa vita, solo che non dobbiamo farci troppe illusioni  sul piano dei desideri mondani e se vogliamo affrontare da prodi la realtà immergendosi dentro dobbiamo essere consapevoli di affrontare il demonio in campo aperto e quindi munirci di sante preghiere, la prima delle quali è senza dubbio il rosario, per percorrere la strada stretta che porta alla vita non fidandoci delle apparenze che molti mettono in mostra di facili successi che quasi sempre nascondono gravi ed irreparabili disastri spirituali.

domenica 21 agosto 2011

l'ebbrezza della croce

Volete provare per un momento l'ebbrezza di un piccolo successo, cioè meglio invidiati che compatiti, magari in un contesto di stagnazione politica ed economica a causa del predominio di vecchie e nuove mafie? Volete per meglio dire provare l'ebbrezza della croce, partecipare un pizzico alla gloria sofferente di nostro Signore Gesù Cristo, cioè quella perfetta ardente, verace e contrastata, non inquinata dalla corruzione della falsa profetessa Gezabele, che si annida nei palazzi del potere? Ecco allora prendete nelle vostre mani il rosario, il mondo vi contrasterà ma non vi potrà vincere perchè Dio sarà con Voi e se sarete perseveranti trionferete sul mondo sulla carne e sul demonio. Questo è davvero di pochi, ma vi consiglio una seppur piccola esperienza emotiva, un rosario al giorno ed il vostro cuore, forse ridotto a pietra dalla ipocrisia corrente, sarà sciolto dalla emozione della croce nell'amore di Gesù e Maria.

centralità del rosario

Cari fratelli, voglio dirvi solo una battuta. Ve lo dice un cattolico impegnato in politica, dove grazie a Dio, anche qui, il rosario può dire la sua. La mia Ml rosari che produce rosari www.rosart.it produce un valore sociale di gran lunga superiore alle chiacchiere della maggior parte dei politicanti. Lo dico con legittimo orgoglio, ma sopratutto con la speranza che qualcuno mi segua: prendete in mano un rosario ed iniziate a recitare questa preghiera. La vostra vita e tutto il mondo ne sarà sollevato, e le faccende pubbliche, private, spirituali ed anche sovrannaturali, insomma tutto il cosmo sensibile e sovrasensibile, per esprimersi in termini platonici, ne risentirà in modo benefico. Provare per credere.

i misteri dolorosi e quindi la croce centro del mistero cristiano

Altre e molte volte sono stato filocrericale, questa volta dissento. Contesto che il centro del mistero cristiano sia la gloria. Concordo con il teologo luterano Kaler secondo cui il Vangelo è primieramente un racconto incentrato sulla passione con un ampio prologo ed aggiungerei un breve epilogo, come quello della resurrezione che nè da parte cattolica, nè da parte di alcune sette, esempio i Testimoni di Geova deve essere considerato centrale. Su questo punto San Paolo è molto chiaro, tutto il suo discorso è staurocentrico. A nulla vale dire che anche la croce può essere vista come una esperienza di gloria, in quanto vulnerabilità dopo la vittoria totale. Tutto ciò può essere vero, ma se non si mette la sofferenza al centro del mistero cristiano a nulla valgono le prediche cattoliche sul concetto di persona. Mettere al centro della teologia la persona significa dare uno spessore ontologico ad ogni individualità umana a prescindere dal suo stato e condizione di forza e di debolezza che sono sempre poi piuttosto relative. La conseguenza è che, come ben si esprime il teologo gesuita Padre Sorge, il bene comune è un bene che non scaturisce da una sommatoria, ma dalla produttoria perchè se uno dei fattori è 0 tutto il risultato sarà uguali a zero. Solo così si rende sacra la vita. Ma poi ditemi questo anche limitandoci al fatto di Cristo; la gloria di Cristo deriva dalla serie delle sue vittorie e dei suoi miracoli, raccontate per esempio nella vita di molti altri santi dell'epoca anche pre-cristiana (esempio Apollonio di Tiana), oppure dalla sua morte in croce, una morte ignominiosa perpetrata dal potere politico e religioso? Non deriva forse proprio dalla sua disonorevole morte,  che egli ha parlato definitivamente agli ultimi, come sempre avevano cercato di fare più o meno invano tutti i profeti? La nostra gloria personale dipende dalla fantasia con cui riesumiamo i brevi momenti fuggevoli di aleatorie vittorie o piuttosto da una intera vita spesa per una causa con il suo corredo di sconfitte, croci, indietreggiamenti, ma confortata dalla perseveranza finale? E soprattutto la croce e non la resurrezione esprime quell-amore che Dio ha per noi, come evidenzia il tono apocalittico dello staurocentrismo paolino, per cui la croce consiste in un inverarsi della grazia. Aggiungo che certo predicare è facile, mettere in pratica un pò più difficile. Vi comprendo tutti, a presto.

il rosario un mezzo non violento per proporre idee forti

Come ci insegna la cronaca di queste giorni, ma direi tutta la storia e come ci rimproverano molti la verità genera violenza. Molte buone idee sono naufragate nella storia (anche alcune intuizioni di Breivik insieme a molte idee deliranti erano giuste, perchè certo non si può costruire l'Europa solo sul potere attrattivo delle banconote, sarebbe anche un'offesa alla dignità dell'uomo e soprattutto non si può dire addio facilmente alla verità, altrimenti perde la sua ragion di essere anche il dialogo con il rischio di ricadere in una nuova forma di violenza). Il problema è che la verità è un valore obiettivo e quindi è un sè un fine, ma il problema è che la corretta azione nel portare avanti la verità non deve solo riguardare la verità stessa e cioè i fini, ma anche i mezzi per arrivare a quell'obiettivo, perchè la Dottrina sociale della Chiesa su questo punto si esprima chiaramente non è lecito perseguire un fine onesto con un mezzo illecito. Quindi giustizia e convenienza debbono riguardare non solo i fini, ma anche i mezzi. Ciò è molto difficile certo e non a caso il Vangelo dice di cercare di passare per la porta stretta e non per la porta larga che conduce alla perdizione (Mt, 713-14). Il rosario con la sua perfezione di ripetizioni litaniche unite alla meditazione partorisce quel Verbo che si impone soavemente conducendo alla accoglienza della verità. Convengo che nonostante tutto oggi il clima sociale si è indurito per cui è sempre più difficile superare quantomeno il generale scetticismo. Un altro sforzo auspicabile sarebbe quello di unire alla preghiera lo studio, magari di buoni e sicuri testi come quelli della Esd (editrice studio domenicano) dei domenicani, che hanno il carisma della Verità e soprattutto cercare la Verità in sè stessi per essere in grado di donarla agli altri e soprattutto, qui faccio un autocritica verso alcuni settori della Chiesa, compreso me stesso, che presi dal furore del possesso della verità trascurano il fatto che il metodo democratico (San Domenico lo aveva inventato nel medioevo, nella Chiesa ci siamo arrivati dopo quasi un millennio, ma si sà un fondatore, nobile di stirpe (e quindi già potenzialmente un leader) e di animo, grande sapiente e stratega che si accontentava di dormire solo pochi minuti al giorno, capace di risuscitare i morti etc., etc. non lo si trova tutti i giorni) presuppone che la verità nasca, primieramente, da un dialogo, soprattutto fra eguali. Preghiamo il padrone della messe perchè mandi operai nella sua messe (Lc. 10, 1-4)
Ecco qui un passo esplicativo di Don Roberto Rossi sulla missionarietà nella Chiesa, da http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.pax?mostra_id=

 La messe è molta... ogni discepolo è missionario
don Roberto Rossi  
XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (04/07/2004)
Vangelo: Lc 10,1-12 .17-20 (forma breve: Lc 10,1-9)   Clicca per vedere le Letture (Vangelo: Lc 10,1-12.17-20)
Questa pagina di vangelo indica l'impegno primario di ogni discepolo. Egli con la propria vita e con la parola deve annunziare il regno di Dio. È il compito che Gesù ora affida.


Dopo questi fatti, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo ove egli stava per arrivare.
Disse loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe».


Il compito missionario non è affidato a una «élite», come poteva sembrare quando inviò i Dodici. Qui Gesù ne invia molti altri e si tratta di semplici discepoli. Ad essi affida un compito ben preciso: recarsi in ogni città o luogo dove egli stava per arrivare. L'indicazione dice che il discepolo deve preparare ovunque l'incontro della gente con Gesù. Il discepolo è, quindi, un precursore di Gesù, uno che sullo stile del Battista «prepara la strada al Signore che viene», pronto a farsi da parte appena i destinatari della sua missione si sono incontrati con Gesù. È lui che deve crescere, il discepolo deve diminuire.

Ci si può meravigliare che Gesù mandi tanti discepoli davanti a sé, e la meraviglia aumenta quando ci accorgiamo che, secondo lui, sono pochi gli operai. Dice infatti che la messe è molta ma gli operai sono pochi.

Di fronte al numero degli inviati e a questa osservazione di Gesù, ci sembra chiaro che qui si sovrapponga alla sua parola l'esperienza della prima comunità cristiana che annuncia ovunque nel mondo il messaggio di Gesù. Lo stesso numero degli inviati suggerisce questo senso di universalità. Se il numero Dodici degli apostoli richiama quello delle dodici tribù di Israele, il numero 72 secondo la Bibbia richiama le nazioni che ricoprono la terra. Qui si parla del messaggio che deve giungere a tutte le genti, di Gesù che deve giungere ovunque mediante l'annunzio dei suoi discepoli. I settantadue sono davvero pochi. Di qui la necessità di accogliere l'invito di Gesù a pregare il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe.

Queste parole dicono, innanzitutto, che Gesù si sente anche lui un mandato e che è il Padre che fa crescere la messe, cioè quel seme, la Parola di Dio, che egli, e ora i suoi discepoli, debbono seminare nel mondo. Il lavoro è molto, e Gesù non li manda senza indicare loro gli impegni del discepolo. Abbiamo appena udito un imperativo: Pregate, ne seguono altri nove.

"Andate! Ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi"

Andate! Non come conquistatori, ma come agnelli. Suggestiva quest'immagine. Gesù vuole i suoi discepoli simili a sé, agnello muto di fronte a chi lo tosa; servo di Dio, non Signore nel suo ministero, pronto a donare la vita per gli altri. Agnelli, in mezzo ai pericoli e all'ostilità del mondo miti, pazienti, non violenti.

Non portate né borsa, né bisaccia e neppure i sandali. Luca scrive questo completando il quadro di povertà già delineato nell'invio dei Dodici

È logico che Gesù parli in immagini. Ma il senso del suo insegnamento è chiaro: l'inviato dev'essere povero; non ha beni di questo mondo da distribuire, ha un messaggio di salvezza da portare: l'annunzio del Vangelo urge, non le preoccupazioni materiali.

Non salutate nessuno per via. Bisogna fare in fretta quello che ci viene comandato. È l'annunzio che conta, ed è logico che anche quelli che si incontrano per strada sono destinatari dell'annuncio.

Dite: Pace a questa casa. Ecco ora un impegno solenne e positivo, che solo può compiere chi si presenta come un agnello. La pace è il dono messianico per eccellenza; Gesù l'ha già donata a qualcuno, soprattutto nel dono del perdono; e, nella sua passione, egli diventerà «la nostra pace», quando ci riconcilierà definitivamente con il Padre. La pace è il dono e il saluto privilegiato del Risorto. Dopo la sua risurrezione, salutare con il saluto della pace non è un continuare la pur sempre lodevole abitudine del tempo, ma significa comunicare e augurare la salvezza, la riconciliazione con Dio e tra gli uomini. Il discepolo è essenzialmente un portatore di pace, un costruttore di pace.

Rimanete in quella casa... Non girovagate di casa in casa. Il secondo imperativo vuole impedire che il discepolo dia l'impressione di essere un incostante o di ricercare comodità che non possono dargli i primi che l'hanno accolto. Eppure, sono questi i più degni di fare della loro casa, in quella città, il centro di diffusione del messaggio. Non possono essere privati di questo loro bene. Ed è con loro che si condivide anche il cibo.

Guarite gli ammalati. Accanto all'annuncio non deve mai mancare l'interesse per i più deboli. È il segno che l'annuncio è fatto per tutti, ed è un imitare il Maestro che in questo modo si avvicinava ai sofferenti.

Infine si affronta il tema del rifiuto di colui che porta la pace. Come già ha detto ai Dodici, anche qui Gesù comanda di scuotere la polvere dai piedi, ma si noti quello che dice di aggiungere: «Sappiate però che il regno di Dio è vicino». Il discepolo, dicendo ciò, mette tutti di fronte alle proprie responsabilità. È pericoloso rifiutare il messaggio. Lo dice subito Gesù, ricordando che anche lui non è sempre stato accolto.

"Chi ascolta voi, ascolta me. Chi disprezza voi, disprezza me
e chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato"

Poi il testo parla del loro gioioso ritorno. Questa volta hanno avuto successo non tanto a livello umano ma perché "anche i demoni si sottomettono a noi quando pronunziamo il tuo nome". È Gesù che continua ad agire per mezzo dei suoi inviati; capiscono che la missione è possibile solo se non si perde la comunione con Gesù, se come inviati ci si comporta quali continuatori dell'opera di Gesù, sempre presente in mezzo ai suoi.

E Gesù quel giorno gioì con loro ed esclamò: «Ho visto Satana precipitare dal cielo come un fulmine». Questa è vera vittoria; questo è lo scopo di ogni annuncio: vincere la potenza del male

Gesù indica qual è la vera gioia: «... rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nel cielo». (stralci dal commento di Mario Galizzi, Vangelo secondo Luca, LDC)

rosario, vangelo senza eresia

Credo che uno dei problemi esistenziali più difficili in ogni epoca della storia del cristianesimo sia quello di rapportarsi correttamente con Dio, con sè stessi, con il prossimo e quindi con la società, intesa in senso largo, comprendente anche l'istituzione Chiesa. Questa triplice esigenza è plasticamente espresso nella kabbala dove le 3 lettere architetturali che riassumono tutto l'alfabeto ebraico, lo iod, il vav ed il dalet, già nella loro conformazione grafica ben esprimono i poli di questa relazione, sè stessi, Dio ed il prossimo. Ora secondo me, primieramente per un laico, ma secondo me anche per uno del clero, non c'è meglio di relazionarsi in questa triade e quindi raggiungere la posizione e l'equilibrio giusto che attraverso il rosario. Il rosario, infatti, come ripetute a più voci la Chiesa è compendio del Vangelo. Esso ne è una sintesi che ne coglie gli aspetti fondamentali e come tale:
1) orienta e soddisfa in modo sufficiente le esigenze di progresso spirituale del fedele
2) lascia gli aspetti di orpello culturale della conoscenza del messaggio evangelico ai sacerdoti, i quali, unici, sono nella via di perfezione ed i quali unicamente sono deputati senza colpa ad approfondire gli aspetti più spirituali e ultraterreni del messaggio evangelico stesso, nella consapevolezza che la perfezione è una grazia di stato, principalmente, e dal momento che la vita contemplativa deve ridondare sul quotidiano e la vita pratica, è inutile andare a cercare quegli aspetti del messaggio di Gesù che suppongono una perfetta castità, la liberazione dagli impegni terreni e cose di questo genere, esigenze che d'altronde sono contenute in modo più o meno esplicito in molti passi del Vangelo stesso. Insistere su una perfezione che prescinde dalla grazia di stato in cui ognuno si trova potrebbe portare paradossalmente ad essere invasati dalla divinità nel suo aspetto demoniaco, perchè la felicità e la gioia suscitate dalla lettura evangelica sono poi sistematicamente frustrate dalla vita e dagli impegni  e dalle situazioni concrete che ciascuno è chiamato a vivere. E d'altra parte, se vogliamo davvero applicare il Vangelo in modo radicale nella società ci troveremo inesorabilmente contro il muro che i sistemi sociali non sono perfettibili perchè il regno di Cristo non è di questo mondo come afferma a chiare lettere il Vangelo stesso. Ecco allora che la recita ed anche la meditazione dei passi evangelici mediante il rosario ci avvicinano alla perfezione del Cristo cum grano salis e con il conforto di quella prudentia auriga virtutum, che ci fanno avanzare molto più che se corressimo a grande velocità fuori binario. E' insomma un modo di essere evangelici, senza proteste e senza strappi, ma non meno valido e potente perchè, come ciascuno potrà appurare con l'esperienza, non mancheranno quelle persecuzioni che lette nell'ottica dello stesso Vangelo non faranno che confermarci che siamo sulla strada giusta.
Buona domenica.